[Milano] Nel dolore e nella rabbia: l’EuroCarovana43 per Ayotzinapa a Milano

Ayotzinapa Milano2Uno, dos, tres, cuatro, cinco, seis… La conta più ripetuta del Messico, quella che arriva a quarantatré ed è il grido di rabbia, di dolore e di lotta che da sette mesi investe il paese come un uragano: è stato scandito più volte martedì scorso a Milano, davanti agli sguardi increduli dei passanti. In piazza San Babila, in metropolitana, al parco di Trenno, al festival di Partigiani In Ogni Quartiere. In una città che ribolle di tensione in vista delle cinque giornate di contestazione No Expo del 29 aprile-3 maggio è arrivata la delegazione di Ayotzinapa, l’EuroCarovana43, a raccontare la sua storia di dolore e di lotta per la vita contro quello stesso sistema che mentre a Milano dal primo maggio celebrerà se stesso, nelle città e nelle province messicane e del Terzo Mondo è sinonimo, sempre di più, di assassinii, spoliazione, sparizioni forzate. Un sistema che – come ha ricordato Omar, uno dei tre membri della delegazione – non affligge in modo diverso tanto gli studenti normalisti e i tanti desaparecidos in Messico quanto quei migranti che di tanto in tanto trasformano il mar Mediterraneo in un’ecatombe.

Siete, ocho, nueve, diez, once, doce, trece… L’appuntamento era alle 15.30, in corso Matteotti, a due passi dal Duomo, di fronte al consolato messicano. Più di cento persone hanno dato il benvenuto a Omar, Eleucadio e Ramon, rispettivamente uno studente sopravvissuto la tragica notte di Iguala del 26 settembre, il padre di uno dei 43 desaparecidos e un attivista per i diritti umani. Hanno già attraversato mezza Europa, portando in tutti i paesi un messaggio e una responsabilità che pesano come un macigno e all’indomani sarebbero partiti alla volta di Roma. Tra le persone presenti, collettivi politici e studenteschi milanesi (tra cui il C.S. Cantiere, SOY Mendel e Casa Loca), associazioni di solidarietà con l’America latina e i suoi popoli in lotta come quelli mapuche e zapatista, le Ya Basta venete, il gruppo Bologna per Ayotzinapa e il Comitato Chiapas Maribel Bergamo. Sì, perché per precisa volontà del movimento di Ayotzinapa – come ci ricorda Omar – la Carovana invece di cercare il contatto con los de arriba (le istituzioni europee, i poteri costituiti, i capi di governo, i media mainstream), ha preferito incontrare e tessere relazioni con quelli come loro, con los de abajo: collettivi, radio libere, gruppi autogestiti. E a partire da questa saldatura con le lotte che attraversano i nostri territori reclamare con più forza la aparición con vida dei 43, che resta a più di sette mesi dalla loro scomparsa l’obiettivo principale del movimento.

Ayotzinapa Milano3Sono stati più d’uno i curiosi che si sono fermati ad applaudire, davanti al consolato messicano, mentre si susseguivano gli interventi e gli slogan: Ayotzinapa vive, la lucha sigue! e vivos se los llevaron, vivos los queremos! i più comuni. Di fronte all’edificio, nel frattempo, è stata attaccata una bandiera messicana a lutto, tricolore nero bianco nero, a testimoniare il grado di disperazione in cui versa un paese in cui narcos e Stato sono la stessa cosa, in cui regna l’impunità di politici, mafiosi e uomini d’affari mentre, come dice Eleucadio “per noi, i contadini, i poveri, non c’è giustizia alcuna”.

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Tomado del sitio: http://www.carmillaonline.com/2015/04/29/nel-dolore-e-nella-rabbia-leurocarovana43-per-ayoztinapa-a-milano/

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