Messico: i movimenti sociali boicottano il voto, polizia e militari sparano e uccidono

Le elezioni di domenica scorsa dimostrano che “in Messico la democrazia avanza” e si consolida. Sono le parole del presidente Peña Nieto nel video-messaggio mandato in onda a reti unificate a poche ore dalla chiusura dei seggi. Parole che stridono con il bilancio di una delle giornate elettorali più violente della storia recente, che parla di uno studente ucciso dalla polizia, di oltre cento persone arrestate e di decine di feriti; nonché con la denuncia dell’imposizione di uno stato di eccezione di fatto in diversi stati della repubblica proveniente dai movimenti che hanno animato la campagna di boicottaggio del processo elettorale in solidarietà con i genitori e i compagni dei 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa e contro le riforme strutturali varate dal governo.

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